Auguri, piccolo mio! …..

Sanlibero 345
•19 Novembre 2006 • Lascia un Commento________________________________________
riccardo orioles <riccardoorioles@gmail.com>
La Catena di San Libero
17 novembre 2006 n. 345
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La mafia – l’abbiamo detto tante volte – non e’ un’escrescenza
criminale; e’ un potere. Non si combatte con le celebrazioni, ma con le
riforme profonde e le lotte sociali. Pensate che colpo terribile, per
Cosa Nostra e il Sistema campano, sarebbe una legge sulla trasparenza
bancaria. Concordano giovani e vecchi maestri, il ragazzo Roberto
Saviano e il “vecchio” Umberto Santino. E’ l’antimafia difficile, quella
che non crea status ma cambia tutto.
A Roma, agli Stati Generali, bisognera’ parlare di questo. Bisogna
obbligare il governo di centrosinistra a mettere la lotta alla mafia
come prima priorita’. Puo’ farlo con due leggi precise: una e’ quella
sull’allargamento della gestione sociale dei beni confiscati a tutta
l’economia extralegale (non solo Provenzano, per intenderci, ma anche
Tanzi) e ha fatto benissimo Libera a porla fra i suoi obiettivi.
L’altra, quella sul controllo bancario e sulla trasparenza.
E’ un momento importante anche, piu’ specificamente, per noi di
Casablanca, e in genere per coloro che lottano per l’informazione libera
qui nel Sud. Abbiamo cominciato a riunire – col recente convegno, ma non
solo – tutto l’arcipelago di piccole testate locali, di associazioni,
di siti web, di gruppi della societa’ civile che, numerosi e entusiasti
ma divisi, tengono coraggiosamente la prima linea contro l’informazione
e la cultura mafiose. Noi non vogliamo egemonizzare nessuno. Ma siamo
decisi ad andare avanti comunque, pronti ad allearci con chiunque sia
disponibile, ma con una discriminante precisa: unirsi per lottare. E’ la
logica, e’ il modello, dei comitati unitari della Resistenza. Perche’
qua si lotta per una liberazione.
La strada, e’ quella della rete. La rete come struttura agile, non
centralistica, informale, che accolga alla pari tutti e da tutti prenda
qualcosa. E la rete come web, supporto indispensabile per qualsiasi
iniziativa, e anche per qualsiasi giornale: il nostro, e quelli – assai
piu’ ambiziosi – del futuro. “Ma allora volete fare un quotidiano, un
settimanale, una tv, che cosa?”. Vogliamo fare una cosa del tutto nuova,
eppure assolutamente possibile, un mezzo che stia nella rete, che entri
nelle case di tutti, e che all’occasione diventi carta stampata. E’ un
percorso lungo e difficile, ma professionale, ma realistico; ed e’ gia’
cominciato.
Non e’ solo il “nostro” percorso – non basterebbero le forze – ma e’ il
percorso di tutti. Tutti coloro che vogliono uscire dalle piccole zone
libere, discendere giu’ a valle tutti insieme. Per questi lavoriamo
adesso, ciascuno coi suoi strumenti, ma sapendo che nessuno di essi e’
completo.
(A proposito: per la prima volta, un giornale non specialistico in
Italia viene prodotto interamente con Linux. Questo giornale e’
Casablanca, e ne siamo orgogliosi: e’ sempre la tradizione dei Siciliani
(interamente autogestito in fotocomposizione gia’ nei primi anni 80), di
Avvenimenti (primo giornale a Macintosh, primi ‘90), di
“movimento+tecnologia”. Anche questo e’ “politico”, anche questo e’ una
liberta’ in piu’ e apre una strada).
* * *
“Sbavaglio”, il convegno sullo stato dell’informazione in Sicilia
organizzato da Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato, si e’ svolto in
due giornate distinte. La prima e’ stata un susseguirsi di narrazioni,
resoconti e notizie: un’esigenza di raccontarsi, di farsi conoscere e
raccordarsi con gli altri. Sono intervenute le testate che trovate nei
box di queste pagine e altre ancora, fra cui bisogna segnalare almeno
MarsalaC’e’ (quotidiano della provincia di Trapani), Malastrada Film
(video autofinanziati dai cittadini), I Cordai (giornale di quartiere a
Catania), Il Pizzino (satira palermitana, ormai famosa a livello
europeo), GirodiVite (sito e foglio d’informazioni siciliano, attivo da
piu’ di dieci anni), PeaceLink (la prima rete pacifista italiana), Terre
Libere (sito messinese), La Primavera (foglio della societa’ civile a
Milazzo e Barcellona), Sicilia Libertaria (gli anarchici!), Radio Aut
(quella che un tempo era di Peppino Impastato), La Barchetta (giovani
cattolici catanesi), Citta’ Nuove (la storica testata antimafiosa di
Corleone), l’Associazione Rita Atria e Addiopizzo. Un quadro di piccole
realta’ agguerrite, vivaci, valorose. Un senso forse fuorimoda ma
diffuso della militanza e dell’impegno civile. Storie a volte anche
drammatiche (Carlo Ruta, Marco Benanti, Telecolor, ecc.) da cui emerge
che il settore informazione in Sicilia e’ arrivato a un livello di
emergenza democratica: dove le piccole realta’, testate cartacee, in
rete o televisioni, rappresentano segnali significativi di resistenza.
“Non facciamo controinformazione – s’e’ detto – Noi facciamo
l’informazione che non c’e'”. Un grande valore democratico, certamente:
ma ora occorre piu’ organizzazione e meno volontarismo. Questo in genere
non e’ stato in grado di contrastare i grande capitali
dell’imprenditoria “forte”, che ha via via acquisito un monopolio
regionale lasciando alle voci piu’ democratiche della Sicilia solo le
nicchie.
Una delle emergenze riguarda il diritto di cronaca e la depenalizzazione
del reato di diffamazione.
Le cause per diffamazione, e’ stato rilevato da Umberto Santino, ora si
fanno sempre piu’ spesso col civile e sempre meno col penale. Non c’e’
dibattimento, non ci sono le garanzie previste dal codice penale, non
c’e’ prescrizione. Vige una giurisprudenza abbastanza negativa. Molte
sentenze di Cassazione sostengono che basta citare anche tra virgolette
perche’ si faccia propria l’affermazione richiamata. In alcune sedi e’
stato sostenuto dai giudici che per rispettare il principio di verita’
su un reato riportato bisogna attendere la pronuncia definitiva in sede
giudiziaria: come dire che i giornali possono chiudere perche’ il
giudizio della Cassazione, se arriva, arriva come minimo dopo quindici
anni.
Un’altra emergenza e’ quella delle strutture di supporto, dalla
distribuzione all’edicola, dalla stampa alle spedizioni postali.
“Richiamiamo ognuno alle proprie responsabilita’ – ha detto Navarra del
quotidiano marsalese - Chi ha responsabilita’ politica deve essere
chiamato a fare cio’ che e’ possibile fare. I fondi per l’editoria in
campo nazionale sono ben poca cosa e negli anni si sono via via
ridotti. Non sono stati invece ridotti (anzi!) i contributi per i
giornali dei partiti. Io chiedo ai rappresentanti del centrosinistra
non di cancellare questi contributi, ma almeno di diminuirli. E di
dirottare la parte cosi’ risparmiata alla piccola e media editoria”.
* * *
Stiamo preparando un secondo incontro (tecnico) per la meta’ di
dicembre; non sappiamo ancora se sara’ un’altra assemblea pubblica o un
seminario di “addetti ai lavori” delle varie realta’ locali. Comunque,
ci stiamo lavorando proprio ora.
E’ in preparazione il CD per i giornali locali autocomposti (ovviamente
in Linux). La beta dovrebbe essere pronta per fine dicembre, e chi vuole
potra’ cominciare a richiederlo gia’ da gennaio. E’ arrivato il
documento preparatorio (di Carlo Gubitosa) sulla distribuzione
alternativa per le testate della societa’ civile. Questo fra l’altro fa
fare un passo avanti al progetto per il quotidiano in rete (ne
riparleremo nelle prossime settimane) e anche qui il lavoro sta andando
avanti abbastanza bene.
* * *
La rete insomma, fra mille difficolta’, va crescendo. Avremmo tante cose
da scrivere su cio’ che succede adesso, dalla Calabria occupata a
Palestina-Israele. Ma forse per stavolta e’ meglio dedicare il poco
tempo che c’e’ allo strumento concreto – la rete, il giornale, gli
utilizzi di rete – che ci permette di collegare meglio le persone, di
far cose civili insieme, di diffondere insieme conoscenza. Questo e’
forse piu’ utile delle semplici parole.
________________________________________
Sulla “catena” abbiamo gia’ raccontato le vicende di “Betulla”, al
secolo Renato Farina, di professione vicedirettore di “Libero” e agente
del Sismi per passione patriottica, con il compito di produrre false
interviste, ottenere informazioni dai magistrati e passarle ad agenti
segreti indagati, ma i recenti sviluppi del caso ci obbligano a un
doveroso aggiornamento. Dopo la benevola sentenza dell’Ordine dei
Giornalisti della Lombardia, che ha salvato Farina dalla radiazione con
una piu’ mite sospensione di 12 mesi, la procura della Repubblica di
Milano ha pensato di impugnare il provvedimento dell’Ordine, giudicato
inadeguato rispetto alla gravita’ dei fatti commessi. Per gli addetti ai
lavori questa decisione e’ stata un segnale gravissimo, dal momento che
l’unica ragione di esistere degli ordini professionali e’ la
salvaguardia dei principi deontologici legati a quel particolare
mestiere, ed e’ preoccupante che per sanzionare in modo adeguato chi si
allontana da questi principi e da questa deontologia ci sia bisogno
dell’intervento della magistratura.
Ma la catena di paradossi non si ferma qui: dopo i magistrati che si
sostituiscono all’Ordine dei Giornalisti nel pretendere a norma di legge
la “separazione delle carriere” tra chi fa il giornalista e chi fa la
spia, abbiamo giornalisti che si sostituiscono agli avvocati nel
prendere le difese di chi viene sorpreso con le mani nella marmellata a
fare comunella con gli 007. Si tratta nientemeno che di Franco Abruzzo,
il presidente di quell’ordine lombardo dei giornalisti che ha voluto
graziare il nostro Betulla in nome di una presunta “gogna mediatica” che
a suo dire avrebbe reso eccessiva una radiazione.
Anziche’ prendere atto della lezione di deontologia impartitagli dalla
magistratura, Abruzzo ha pensato bene di prendere le difese del nostro
betullone nazionale grazie ad un cavillo degno del miglior Perry Mason.
Abruzzo, infatti, glissando sul fatto che Farina si e’ fatto beffe
perfino del provvedimento di sospensione firmando sedicenti “lettere al
direttore” anziche’ articoli, ha deciso che non importa se la procura
abbia ragione o meno, se a norma di legge possa dirsi giornalista chi ha
lavorato per i servizi segreti, o se la benevolenza nei confronti di
Farina possa mettere a rischio l’incolumita’ dei giornalisti veri che
lavorano nelle zone calde del pianeta rischiando di essere scambiati per
emissari del Sismi o della Cia. Quello che conta, secondo Abruzzo, e’
che la procura avrebbe impugnato la delibera dell’Ordine con due giorni
di ritardo rispetto ai tempi previsti dalla legge, e quindi non ha piu’
il diritto di intervenire. Dottor Abruzzo, ma non e’ che anche lei ha
sbagliato mestiere come il collega Farina? Le assicuro che sarebbe
stato un ottimo avvocato. [carlo gubitosa]
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dominice wrote:
< Ciao, sono Domenico un ragazzo di Catania e volevo sapere
dell’incontro sulla libera informazione del 4 e il 5 novembre… ma cio’
che mi preme piu’ dirti e’ che io faccio parte di un gruppo di ragazzi
che sta cercando di fare informazione in vari modi Cd, giornalini,
cineforum… non abbiamo alcuna connotazione politica, siamo mossi solo
dalla rabbia di vedere tante falsita’ dette e nessuno che controbatte
perche’ la verita’ non si sa… vogliamo cambiare le cose, abbiamo la
voglia e stiamo operando in tale direzione ma ci scontriamo spesso
ahime’ con una forte diffidenza perche’ le persone cn cui parliamo sono
prese dalla loro vita, dai loro problemi e non guardano piu’ oltre il
loro naso, delegando ad altri decisioni che se non lo riguardano
dovrebbero almeno interessarlo… e allora a nome del gruppo di cui
faccio parte mi sono preso la briga di cercare persone gia’ sensibili a
tali problemi per unire le forze o anche solo per incontrarsi per uno
scambio di idee… credo che le divisioni siano inutili in gruppi che
operano verso la stessa direzione … sto cercando di contattare anche
associazioni come addio pizzo e altre… che ne dite? spero in una
risposta >
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Antonio wrote:
< Volevo dirvi, per quel che vale, non siete soli; ci sono tante
tantissime persone, anche qui’ a Treviso che sono perennemente in lotta
contro la mafia, magari non in modo cosciente ma la combattono. Ormai
questo stato italiano, mafioso, lo e’ diventato con il beneplacido di
tutta la nomenclatura politica del paese. Dunque, opporsi con qualunque
mezzo a questo stato, e’ opporsi alla mafia combatterla. Non so se e’
vero ma una volta Giovanni Falcone paragono’ la mafia all’impero romano
dicendo che se era finito quello prima o poi finira’ anche quello
mafioso di impero e’ inevitabile. Certo un bel pensiero ma tra duemila
anni il mondo ci sara’ ancora o no?
Io nel mio piccolo cerco di fare la mia opera facendo girare questa
catena tra i miei amici stampare qualche copia e dimenticarla in giro:
sugli autobus, dove lavoro, dove capita… >
_______________________________________
Luciano Seno wrote:
< Noi della famiglia Seno siamo Komunisti da oltre un secolo e il fatto
che governi, preti e padroni siano il nemico di classe che se non lo
sconfiggiamo ci frega il pianeta non ce la levera’ mai nessuno dalla
testa. Pansa e’ un pennivendolo frustrato che ha trovato audience tra i
berluscones che si sentono tanto politici comprando i suoi libri tra un
reality show e l’altro e la sfrutta con un libro revisionista all’anno >
_______________________________________
Mucchio Selvaggio wrote:
< Stiamo preparando per settembre del prossimo anno un DVD celebrativo
(aia!) per i 30 anni del Mucchio. Tutti coloro (colleghi, attori,
registi, musicisti, scrittori, comici – ma non escludiamo magistrati,
politici, pittori, ballerini, show-girls, veline….) che vogliono
parteciparvi, con un breve intervento video, sono pregati di
contattarci. I piu’ svezzati possono anche mandare direttamente un video
home-made >
Send to: beatricemele[AT]ilmucchio[DOT]it
_______________________________________
Renato wrote:
< Caro R., ogni tanto interrompo il mio lavoro di responsabile del
Centro per i bambini autistici dell’Ospedale di Acireale e presto il mio
tempo a Medici senza frontiere. Da settembre scorso a marzo di
quest’anno ho svolto una missione per loro nella Striscia di Gaza, per
un progetto di salute mentale per la popolazione traumatizzata. Adesso
continuo a denunciare gli orrori di questa aggressione continua
all’interno del piu’ grande lager attualmente esistente al mondo >
Bookmark: http://gazaemergency.spaces.live.com
_______________________________________
Vann’Anto’ wrote:
< Cci mannarru e la cartullina
a n-surdatu muortu.
A n-surdatu muortu
cci mannarru la cartullina!
La cartullina e di riciamu
quannu ha-ssiri c’ha’-ssiri guerra:
quannu ha-ssiri c’ha’-ssiri guerra,
tutti pronti a lu riciamu…
La matruzza e finiu ri cianciri
ppi lu figghiu c’avia muortu:
caru lu figghiu ch’e’ beddu muortu!
La matruzza finiu ri cianciri >
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il guscio
•10 Novembre 2006 • 4 Commenti
Spezza il guscio che ti avvolge.
muovi la tua consapevolezza, esci dalle emozioni.
del piacere non puoi aver dolore.
sparire nella notte non è una soluzione,
non può portarti che nel buio.
l’oscurità della mente è una sottile nebbia che stridente nei colori,
lascia il suo odore confuso, ed obnubila i colori.
spezza la catena, exurgit ad vitam!
il tempo mantiene vivi i ricordi,
i ricordi non mantengono vivo il tempo!
esso scorre come l’acqua nel ruscello, sempre e comunque.
tu sei acqua, tu sei come l’acqua.
l’acqua non ha forme e perciò è la perfetta forma del divenire.
l’acqua è vita, dà la vita, è fonte e frutto di essa.
conosce le forme perchè può esserne all’interno o all’esterno.
contenuto e contenitore.
soluto e solvente.
è come la senti non come la vedi.
è come la percepisci attorno, perchè si adatta a te.
tu sei acqua, nel fiume del tempo.
scorri, perciò, impetuoso o docile, veloce o tranquillo.
anche nella pozza stagnante c’è vita;
anche nella pozza stagnante l’acqua si muove ed evolve: diventa vapore.
e fugge, fugge, per ricadere ancora ed ancora,
lontano come vicino.
ricordi? “il divenire è solo tempo”…..
e dunque la sua forma è come l’acqua.
divenire.
tempo.
forma.
acqua.
è un attimo.
•10 Novembre 2006 • 1 Commento
è un attimo che da solo, sparirà.
taci ed ascolta.
la comprensione è un filo sottile,
il divenire è solo tempo.
per nulla non v’è niente.
nella realtà delle cose che circondano il tuo passaggio,
c’è più verità di quanta tu ne possa immaginare.
c’è una verità per tutto,
anche se il tutto non è da solo verità.
se ciò che esiste, è per te il solo vero,
allora non cercare oltre, non troveresti nulla.
se concentri la tua attenzione oltre il muro,
allora vedrai le verità;
esse ti verranno incontro ad una ad una,
lente e pacifiche.
esse ti prenderanno per mano e per mano ti indicheranno la via.
non lasciare che però il lato scuro ti inganni.
guadati dalle persone che chiedono fiducia e basta.
fatti bastare la fiducia che tu guardi negli occhi delle persone.
spalanca il cuore perchè nulla vi sarà deposto dentro,
perchè nulla di te ne uscirà.
scaturirà dal fuoco dell’amore solo un raggio potente,
così potente da proteggerti.
credi in te,
credi nel tuo essere
credi in ciò che l’universo e Dio ti hanno regalato,
e che fa di te un essere unico nel mare immenso della luce.
luce cerca luce,
essere cerca essere.
non commentare il tuo desiderio.
fallo tuo.
c’è nella verità dell’ esistere, qualcuno che ti assomiglia,
c’è anche qualcuno che ti differisce,
ma c’è qualcuno che ti differenzia.
colei che fa questo e non ti chiede perchè,
è la tua anima gemella.
la differenziazione è crescita non annullamento.
non desiderare, perchè se desideri perdi.
attendi il momento propizio e mostrati con tutta la tua luce,
verrà da sola accanto a te.
non dominare il tuo corpo, perchè tu sei parte di esso. lui è per te, con te, è te.
non rinnegare i tuoi istinti, non sono che la voce del tuo corpo.
ora riposati, fa quello che devi, e sorridi a te stesso prima che al mondo.
quello che devi non è quello che ti dicono di dovere.
tu devi fare , non devi fare perchè lo devi a qualcuno.
dovere per il dovere.
dovere per il piacere.
un ricordo per un “profeta”: Pierpaolo Pasolini
•10 Novembre 2006 • 1 Commento
Quoto in toto l’articolo di Stefania, perchè anche io credo nelle parole di una mente davvero illuminata per il suo tempo… forse non è stato capito, oppure è stato capito benissimo, ma sta di fatto che non comprendo come abbia fatto a guardare così lontano…certo che i presupposti, le avvisaglie o meglio, i “semi” dello sfacelo, prendevano forma proprio nel suo tempo, ed ora, qui nel nostro, sono piante rampicanti intricate, maledettamente intricate, che come parassite, succhiano linfa da noi…
Ottimo articolo, Stefy, complimenti!
Sanlibero 344
•3 Novembre 2006 • 1 Commento________________________________________
riccardo orioles <riccardoorioles@gmail.com>
La Catena di San Libero
3 novembre 2006 n. 344
________________________________________
Questo numero della Catena e’ dedicato al convegno sulla liberta’
d’informazione che si svolge in questi giorni in Sicilia, a Catania. Si svolge
in Sicilia, ma potrebbe svolgersi a Locri, a Mosca, a Medellin, in uno
qualunque dei tanti posti in cui pochi giornalisti ostinati si sforzano un
giorno dopo l’altro di restare fedeli al proprio mestiere, di non tradire i
lettori. Quello accluso e’ il manifesto del convegno. Bisogna non solo farlo
girare ma prenderlo come occasione d’impegno laddove si vive; pensare. La
Sicilia non e’ dove si abita. Sicilia e’ qualunque luogo in cui qualcuno sta
difendendo – o decide ora di difendere - una verita’.
________________________________________
Sbavaglio. Informazione in Sicilia: un convegno per la libertC .
Chi: Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le Siciliane,
Le Inchieste, PeaceLink, Itacanews, Citta’ Nuove, I Cordai, Pizzino, La
Primavera, Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo, Malastrada Film, RadioAut,
il Dialogo, Sicilia Libertaria, MarsalaC’e', Grilli dell’Etna, Terre Libere…
Come: in due giornate di dibattito operativo. La prima fra i gruppi, testate e
soggetti della societa’ civile interessati a porre le basi per una rete
siciliana dell’informazione. La seconda con i politici progressisti interessati
a sostenerla.
Quando: sabato 4 e domenica 5 novembre.
Dove: Catania, Facolta’ di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perche’: per cominciare a coordinarci insieme in un progetto alternativo al
monopolio.
Per contribuire con un documento sull’informazione agli Stati Generali
dell’Antimafia indetti da Libera dal 17 al 19 novembre.
Per un disegno di legge che tuteli l’esercizio del diritto di cronaca.
Per un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a favore
della piccola editoria e del giornalismo civile.
Per un’etica dell’informazione.
* * *
Sabato 4 novembre: 16.30 (Aula A1): Dibattito fra le testate libere siciliane.
Antonio Pioletti, Lucio Tomarchio di Casablanca, Marco Benanti di Isola
Possibile, Pino Maniaci di Tele Jato, Nicola Savoca di Telecolor, Carlo Ruta di
Le Inchieste, Giuseppe Castiglia di Girodivite, Carlo Gubitosa di PeaceLink,
Giusi Viglianisi di Itacanews, Mirko Viola di Cittainsiemegiovani, Dario Russo
di La Primavera, Antonio Mazzeo di Terre Libere, Dino Paternostro di Citta’
Nuove, Ottavio Navarra di MarsalaC’e', Giovanni Caruso di I Cordai, Alessandro
Gagliardo di Malastrada Film, Pippo Gurrieri di Sicilia Libertaria, Grilli
dell’Etna, Addiopizzo, Associazione Rita Atria, Il Pizzino, Radio Aut, Umberto
Santino, Riccardo Orioles.
Obiettivi: Documento per gli Stati generali di Libera; Disegno di legge per
tutelare l’esercizio del diritto di cronaca; Coordinamento fra le testate e
progetto alternativo.
Domenica 5 novembre: 11.00 (Aula A1): Presentazione del gruppo di lavoro per
una tele-street a Catania.
Domenica 5 novembre: 16.30 (Aula A1): Tavola rotonda sul giornalismo
indipendente in Sicilia. Graziella Rapisarda Proto, Nando dalla Chiesa, Beppe
Giulietti, Santo Liotta, Orazio Licandro, Marilena Samperi, Giovanni Burtone,
Giuseppe Cipriani.
La discussione parte dal documento di Casablanca, Isola Possibile e TeleJato
(pubblicato sul numero precedente della Catena) al fine di stimolare
l’intervento del legislatore per rafforzare la stampa indipendente contro il
monopolio dell’informazione che vige in Sicilia.
________________________________________
E.L.Masters wrote:
Il direttore Whedon
< Saper vedere ogni aspetto d’ogni problema,
dar ragione a tutti, essere tutto, non essere nulla a lungo;
pervertire la verita’, strumentalizzarla,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi scopi, per fini astuti,
indossare una maschera come gli attori greci -
il tuo quotidiano – dietro cui ti nascondi,
strillando nel megafono dei caratteri cubitali:
“Sono io il gigante”.
E quindi vivere anche la vita di un ladruncolo,
avvelenato dalle parole anonime
di un’amica segreta.
Per danaro insabbiare uno scandalo
o divulgarlo ai quattro venti per vendetta,
o per vendere il giornale,
distruggendo reputazioni, o corpi, se necessario,
vincere a ogni costo, salvo la vita.
Gloriarsi di un potere demoniaco, minare la civiltC ,
come un ragazzo paranoico mette un tronco sulle rotaie
e fa deragliare il rapido.
Essere un direttore, com’ero io.
Poi giacere qui accanto al fiume sopra il punto
dove scorre la fogna del villaggio,
e scaricano barattoli vuoti e immondizie,
e nascondono gli aborti >
________________________________________
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Sanlibero 343
•3 Novembre 2006 • Lascia un Commento________________________________________
riccardo orioles <riccardoorioles@gmail.com>
La Catena di San Libero
31 ottobre 2006 n. 343
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Informazione in Sicilia: un convegno per la liberta’.
Chi: Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le
Siciliane, Le Inchieste, Itacanews, Citta’ Nuove, I Cordai, Pizzino, La
Primavera, Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo, Malastrada Film,
RadioAut, il Dialogo, Radio Zammu’, Sicilia Libertaria, Step1, Terre
Libere, Grilli dell’Etna.
Come: in due giornate di dibattito operativo. La prima fra i gruppi,
testate e soggetti della societa’ civile interessati a porre le basi per
una rete siciliana dell’informazione. La seconda con i politici
progressisti interessati a sostenerla (fra cui Nando dalla Chiesa, Beppe
Giulietti, Saro Liotta, Orazio Licandro, Giuseppe Cipriani, Giovanni
Burtone e Margherita Samperi).
Quando: sabato 4 (ore 16.30, aula A1) e domenica 5 novembre (ore16.30,
Aula A1).
Dove: Catania, Facolta’ di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perche’: per cominciare a coordinarci insieme in un progetto alternativo
al monopolio. Per contribuire con un documento sull’informazione agli
Stati Generali dell’Antimafia indetti da Libera per meta’ novembre. Per
un disegno di legge che tuteli l’esercizio del diritto di cronaca. Per
un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a favore
della piccola editoria e del giornalismo civile.
Inoltre: domenica 5 novembre (ore11.00, Aula A1) presentazione del
progetto di telestreet a Catania.
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Sbavaglio. Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato indicono per il 4 e 5
novembre un convegno sullo stato dell’informazione in Sicilia.
L’emergenza e’ arrivata a un livello gravissimo e il monopolio si fa
sempre piu’ stretto in coincidenza coi nuovi grandi affari di Ciancio,
il Berlusconi siciliano. Il caso Telecolor, gravissimo per dimensioni e
arroganza, e’ solo l’ultimo di una lunga serie di imbavagliamenti e
immotivate censure che hanno dei precedenti solo in dittature.
Il convegno, al quale sono invitate tutte le realta’ dell’informazione
libera in Sicilia, non serve a lamentare per l’ennesima volta
l’incivilta’ del monopolio, ma a organizzarne insieme concretamente il
superamento.
Esistono ormai nell’Isola – e fuori – numerosi soggetti che, ognuno nel
suo settore, lavorano a un’informazione libera e indipendente. E’ il
momento di coordinarsi, di organizzarsi tutti insieme in un percorso
lungo ma professionale e concreto che renda possibile il prerequisito
essenziale dell’avanzamento culturale, economico e politico della
Regione: la fine del monopolio dell’informazione e l’instaurazione di un
regime europeo e democratico anche in questo settore.
I nuovi sviluppi tecnologici, a cominciare dall’internet, e
un’intelligente integrazione di essi nel quadro di un media
pluricentrico e multifunzionale, rendono finalmente realistico questo
obiettivo. Su di esso chiamiamo a mobilitarsi, nelle giornate di studio
a partire dal 4 e 5 novembre ma soprattutto nel lavoro concreto dei mesi
successivi, tutte le forze civili della Sicilia.
* * *
La Sicilia e’ la regione d’Europa con la piu’ densa storia di
giornalismo militante e civile: ben otto giornalisti sono stati uccisi
qui nell’esercizio del loro mestiere. Contemporaneamente, la Sicilia e’
la regione in cui l’informazione ufficiale e’ meno pluralista e
articolata: da ben prima di Berlusconi, qui, i media sono soggetti a un
monopolio (Ciancio e soci) sempre piu’ pervasivo e assoluto.
Degli otto giornalisti uccisi uno (Mario Francese) era un giornalista
professionista e lavorava per una testata “ufficiale”. Uno (Giuseppe
Fava) era giornalista professionista e lavorava per una cooperativa
giornalistica indipendente. Uno (Mauro De Mauro) era professionista e
lavorava per una testata d’opposizione. Tre (Cosimo Cristina, Giuseppe
Spampinato, Beppe Alfano) erano semplici corrispondenti locali, e due di
loro erano pubblicati solo dalla stampa d’opposizione che allora
esisteva. Infine, due (Mauro Rostagno e Peppino Impastato) non venivano
dal giornalismo ma dalla militanza politica e civile, pur essendo stati
uccisi per una precisa attivita’ d’informazione. Solo tre su otto,
dunque, erano giornalisti “professionisti” (riconosciuti cioe’
formalmente dalle istituzioni come tali). Solo due su otto lavoravano
per il monopolio, entrambi in posizione isolata ed entrambi
disconosciuti da esso (uno degli editori di Francese mise in dubbio, in
un’intervista, la matrice mafiosa della sua morte; il magistrato del
caso Alfano dovette esercitare pressioni sull’editore per averne
collaborazione).
Tutti i giornalisti uccisi si caratterizzavano per le loro inchieste sui
poteri mafiosi, che viceversa trovavano pochissimo spazio
sull’informazione ufficiale, che in piu’ casi appoggio’ esplicitamente
componenti del sistema. Questo panorama complessivo ha trovato
opposizioni anche forti – L’Ora, I Siciliani – che tuttavia non sono
riuscite a sopravvivere al monopolio. Quest’ultimo e’ riuscito ad
impedire la pluralita’ dell’informazione anche nei confronti di testate
nazionali: per esempio Repubblica, indotta ad astenersi dalla cronaca
catanese.
Il monopolio, con tutto cio’ che ne consegue sul piano individuale e
professionale, e’ dunque oggi la forma normale della pratica
dell’informazione in Sicilia. Questo dato non puo’ essere rimosso, a
pena di trasformare ogni dibattito in proposito in un parlar d’altro.
Implica una sostanziale estraneita’ del sistema dell’informazione al
progresso democratico della Regione, un silenziamento di fatto dei
giornalisti indipendenti (fisicamente estromessi dal sistema o costretti
ad accettare o il compromesso o l’emarginazione interna), e dunque una
sempre maggiore assuefazione dell’opinione pubblica e della categoria a
questa situazione di “normalita’” non-normale.
Manca dunque in Sicilia un aspetto essenziale della cultura occidentale
ed europea, il controllo dell’opinione pubblica sulle scelte del potere.
Cio’ costituisce l’ostacolo principale all’evoluzione civile ed
economica della Regione, subito dopo l’egemonia del sistema
politico-mafioso di cui e’ peraltro una delle precondizioni essenziali.
Come si contrasta il monopolio? Innanzitutto, riconoscendolo come tale e
conseguentemente negandogli lo status – che oggi vige – di interlocutore
privilegiato. In secondo luogo, favorendo la crescita di testate locali
alternative. In terzo luogo, stimolando fra i giovani esperienze di
informazione semiprofessionale “dal basso”. In quarto luogo, spostando
il baricentro del sistema dell’informazione sulle tecnologie di rete
(internet in primo luogo) e ponendosi consapevolmente l’obiettivo di
collocare la Regione all’avanguardia nel settore.
La non-collaborazione col monopolio e’ un valore civile, e si esplica a
diversi livelli. A livello legislativo, evitando di emanare disposizioni
che in qualsiasi maniera lo favoriscano, verificando le disposizioni
vigenti, vigilando contro le agevolazioni di fatto che possano venirgli
fornite da pubblici funzionari. A livello politico, evitando – in quanto
soggetti politici – di affidare al monopolio la diffusione delle proprie
idee e rivolgendosi viceversa alla stampa locale e nazionale libera e
all’internet.
Le testate regionali e locali a carattere professionale sono sempre
state ostacolate da difficolta’ pubblicitarie, di accesso al credito, di
diffusione in edicola e di partecipazione ai pubblici incentivi: in
violazione non solo dei principi generali che tutelano formalmente,
nelle Costituzioni italiana ed europea, il pluralismo dell’informazione,
ma anche delle leggi del libero mercato. E’ facilmente verificabile
l’esistenza di fatto di ciascuno di questi ostacoli: rarissimi gli
imprenditori siciliani che diano pubblicita’ alla stampa indipendente;
rarissima la pubblicita’ istituzionale, riservata quasi interamente al
monopolio; il credito bloccato; la stessa diffusione in edicola
ostacolata, e in qualche caso caso del tutto vietata.
Su ciascuna di queste anomalie la politica puo’ intervenire:
- verificando la correttezza pubblicitaria e sindacale delle imprese, e
negando qualsiasi beneficio alle inadempienti;
- obbligando tutti gli operatori del settore (dagli editori ai
diffusori) alla rigorosa osservanza delle leggi, a pena di esclusione
da ogni beneficio regionale e, nei casi piu’ gravi, fornendo assistenza
legale ai soggetti danneggiati;
- distribuendo con equita’ la pubblicita’ istituzionale;
- facendosi promotrice di sostegni alle cooperative giornalistiche
indipendenti, verificandone la corretta utilizzazione e trasformandoli
quando possibile in erogazione di servizi tecnici garantiti.
Tecnologie e cultura. E’ ormai veramente improprio parlare – sul piano
tecnico – di “nuove” tecnologie. Nel giro di vent’anni, la tecnica dei
computer si e’ affermata a livello diffuso, trasformando radicalmente i
meccanismi di produzione e di mercato e producendo una serie di
acquisizioni ulteriori – la piu’ nota e’ l’internet – che modificano
profondamente le culture dell’intera societa’. Proprio sul piano
culturale, tuttavia, le tecnologie continuano ad essere “nuove”, nel
senso che non siamo ancora arrivati a percepirne le estreme – e
liberatorie – conseguenze. E’ come se stessimo usando gia’ da tempo
l’alfabeto fenicio ma senza avere abolito del tutto i geroglifici, e
senza soprattutto aver compreso come l’alfabeto moderno, riservato a
tutti e non a pochi sacerdoti, renda ormai obsoleti i vecchi inni ai
Faraoni e consenta finalmente alla persona comune di comporre storia,
cultura, scienza e anche canzoni d’amore.
Sotto questo profilo, l’alfabeto fenicio si sviluppo’ maggiormente in
regioni periferiche, dove la comunicazione “ufficiale” non aveva
raggiunto la complessita’ e prepotenza toccate altrove. La poesia
moderna cosi’ nacque in Grecia, e non al centro dei vari imperi. E
oggigiorno non c’e’ ragione per cui una regione relativamente povera, e
certo molto deprivata sul piano della comunicazione ufficiale, non possa
invece porsi consapevolmente l’obiettivo di essere fra le prime sul
piano dei nuovi alfabeti. Questo implica un’attenzione eccezionalissima
da parte della politica non solo alle applicazioni “istituzionali”
dell’internet, quanto alle sue potenzialita’ culturali che possono dar
luogo a mercati di massa nel giro di pochissimi anni.
* * *
Peppino Impastato, Mauro Rostagno e Giuseppe Fava si distinsero anche
per delle scelte tecnologiche allora molto innovative (la radio, la tv
locale, la fotocomposizione autogestita dai redattori). Furono queste
scelte a dar loro la possibilita’ tecnica di operare giornalisticamente
in una situazione che altrimenti sarebbe stata completamente bloccata.
Il loro operare giornalistico, tuttavia, non era caratterizzato solo da
scelte tecniche illuminate ma anche – e soprattutto – da un contenuto
civile, democratico, di liberazione. La tecnologia “svelta” era un
mezzo, ma il fine era la liberta’. Essi intuirono per primi questa
correlazione.
I quotidiani arrancano (in Sicilia piu’ che altrove: la gente si difende
dai cattivi giornali non comprandoli), la televisione attraversa una
fase profondissima di ridefinizione in cui l’infotainment (informazione
non distinta dall’enterteinment) sembra il trend principale, negli Stati
Uniti la politica comincia a passare piu’ per il video e l’internet che
per il quotidiano e la tv. Nel mondo dell’informazione sta cambiando
tutto, non meno che nel periodo intercorrente fra gli amanuensi e
Gutenberg o fra i manifesti murali e Addison.
Questi cambiamenti lasceranno alla fine ai media eterodiretti solo
nicchie parziali (e di propaganda), e fra i media di massa
sopravviveranno, come informazione reale, quelli che riusciranno a
legarsi, in diverse maniere, al mondo dell’internet. Questo ci spinge a
proporre una precisa attenzione alle forze politiche, e a organizzare
professionalmente qui e ora delle iniziative parziali ma conseguenti. Ma
non dimentichiamo mai che il fine ultimo e’ quello dell’estensione
sempre piu’ ampia della liberta’: liberta’ del singolo cittadino di
accedere a informazioni veritiere e opinioni diverse, della societa’
civile di poter sempre contare su opzioni alternative, dei giornalisti
di potersi sempre esprimere liberamente e professionalmente.
Crediamo, con questo, di trovarci inseriti in un filone antico e umano,
del quale i nomi che abbiamo citato prima sono fra i maestri.
Che tanti di questi maestri siano siciliani ci da’ orgoglio, certo, ma
anche una particolare responsabilita’. Ad essa noi cerchiamo di
rispondere indicendo questo convegno, e invitando a parteciparvi
attivamente tutti gli amici della voce libera in Sicilia e fuori.
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Ordine. Trentamila euro in due anni: e’ il compenso ricevuto dall’agente
“Betulla”, al secolo Renato Farina, per i servigi resi al Sismi e
costati un’indagine per favoreggiamento in inquinamento probatorio. Una
megamarchetta finalizzata all’inquinamento delle responsabilita’ dei
servizi italiani nel sequestro dell’Imam egiziano Abu Omar ad opera
della Cia.
In un paese normale questo dato incontrovertibile basterebbe per
trasformare Farina in persona sgradita a qualunque redazione e di fatto
incompatibile con la professione di giornalista, cosi’ come lo sarebbe
un medico scoperto a prendere soldi da una ditta di pompe funebri per
far schiattare i pazienti di proposito. Ma qui siamo in Italia ed e’
l’Ordine dei Giornalisti che decide se un operatore dell’informazione
pubblica puo’ fare anche disinformazione segreta. E’ per questo che
Farina non viene radiato dalla professione come sarebbe accaduto in un
qualunque paese civile, ma solamente sospeso per 12 mesi. Franco
Abruzzo, che presiede l’OdG della Lombardia a cui “betulla” continua ad
essere iscritto, sostiene che Farina ha gia’ pagato il suo debito con la
categoria attraverso la “gogna mediatica” che ha fatto seguito alla
scoperta dei suoi altarini.
A questo punto bisogna chiedersi cosa cosa bisogna fare per essere
radiati dall’ordine dei giornalisti, visto che nel caso Betulla non e’
bastato imbastire false interviste per raccogliere informazioni su
attivita’ della magistratura con lo scopo di riferirle poi agli stessi
indagati. A dispetto della mite sentenza ricevuta, Farina ha ripreso a
scrivere su Libero precisando che i suoi non sono articoli, ma “lettere
al direttore”.
Ma non tutti sono cosi’ fortunati: Maria Chiara, aspirante giornalista
conosciuta a Modena, scrive da anni per la stampa locale, ma la pagano
solamente quattro euro a pezzo, e di conseguenza anche con dozzine di
articoli al suo attivo non ha raggiunto quei 2000 euro in due anni che
l’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna considera il guadagno
minimo necessario per fregiarsi del titolo di giornalista. Maria Chiara,
fatti furba: vai in Lombardia, dove non c’e’ il limite dei 2000 euro, e
se vuoi arrotondare la paghetta passa dalla redazione di Libero e chiedi
del signor Betulla. [carlo gubitosa]
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Lo Stato contro Pinco Pallo. Accusato di essersi spacciato per ufficiale
dei carabinieri, usando il titolo per ottenere la fiducia di una donna
che ha spolpato ben bene economicamente parlando. Armi usate: un
distintivo e una pistola d’ordinanza, poi rivelatasi falsa. Si procede
d’ufficio. Due anni di processo. Spostamenti, giornate di lavoro perse
per testimoniare, testimoni ascoltati e riascoltati. Arriva finalmente
la sentenza. La pistola non fu mai trovata addosso al sedicente
carabiniere (ma non era falsa?), e il reato di usurpazione di titolo non
esiste. Depenalizzato. Ma c’era bisogno di un anno e mezzo di processo,
per dirlo? [antonella serafini]
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“Es un gobierno de mierda, pero es mi gobierno” (cartello a una
manifestazione popolare, Santiago del Cile, estate ‘72).
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Spot. http://www.lacamorrafaschifo.ilcannocchiale.it
Sinistra Giovanile vs. Potere Nero.
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Antonella Consoli wrote:
La mia vittoria
< Ma che importa
io posso ancora raccontare
ed e’ questa
la mia vittoria >
________________________________________
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
riccardoorioles@sanlibero.it — Fa’ girare.
“A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?” (Giuseppe
Fava)
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Gabriele LIBERATO!!!!
•3 Novembre 2006 • 3 Commentifinalmente…finalmente una BUONA NOTIZIA …
Oggi, è arrivata la notizia che molti aspettavano….GABRIELE TORSELLO E’ LIBERO… !!
Dalla Farnesina e da Peacereporter, la notizia sta rimbalzando via etere e sul web….speriamo in un pronto rientro del giornalista, che come molti altri, sta testimoniando la tragedia dell’assurdità della guerra….
grazie al cielo oppure ad Allah, Dio, Buddha ….grazie agli uomini che hanno deciso saggiamente di non sprecare una vita, di non gettare al vento dell’oblio un’altra voce di tutti, per tutti…
Che il cielo voglia fare in modo che questa sia l’ultima volta…. forse il cielo lo vuole, ma gli uomini?



..chi ha detto cosa...